La famiglia del pensionato: «Troppi extracomunitari in giro. Siamo prigionieri in casa»
«Ho visto mio padre morire davanti ai miei occhi. Questa gente deve pagare per ciò che ha fatto»
TORINO 09/02/2010 - «Ora vogliamo che sia fatta giustizia » . Lo dicevano proprio ieri mattina, poche ore prima dell’arresto dei due presunti responsabili dell’omici dio, Paola e Massimo Trichilo, i figli di Domenico, deceduto domenica a causa delle botte subìte nel corso di una rapina mentre stava per entrare a casa sua, in via Daun, proprio di fronte alla parrocchia “ Nostra Signora della Salute” dove venerdì sono stati celebrati i funerali di Giorgio, il quindicenne sgozzato da due balordi.
« Ora speriamo che la polizia arresti quei due delinquenti e che paghino per quello che hanno fatto, li devono mettere in prigione. Se c’è certezza della pena, ci sarà meno gente che delinque. Di più - diceva mattina ieri la signora Paola ai giornalisti - io non me la sento proprio di dire. Sono sconvolta per ciò che è accaduto, ho visto mio padre morire lentamente sotto i miei occhi per colpa di quel rapinatore » .
Schivo, addolorato e per certi versi incredulo per ciò che è accaduto è il fratello Massimo: « Si tratta di gente molto cattiva, spietata e che può colpire in qualunque momento, non vorrei che ci fossero altre famiglie a piangere » . Un timore che la polizia ha subito stroncato con gli arresti di ieri sera. Paola vive in via Daun, nello stesso appartamento del padre: « Ho parlato con amici e condomini, li ringrazio per i fiori sotto casa con i quali hanno voluto ricordare il papà. Ora tutti hanno paura ad uscire. Mio padre è stato aggredito sotto il palazzo in pieno giorno, l’hanno ucciso lì. Bisogna fare qualcosa, non possiamo accettare di diventare prigionieri nel nostro quartiere » .
Dolore, sconcerto, anche da parte della sorella della vittima, Nataliana: « Ho pregato Dio perché Domenico si salvasse. Onestamente credevo che ce la facesse davvero, lo abbiamo sperato tutti fino all’ultimo, fino a domenica sera, è stato uno shock. Ora sono straziata, ho il cuore a pezzi. Anche lui come quel ragazzino di 15 anni ucciso a coltellate. Anche mio fratello ogni tanto andava in parrocchia a giocare a carte con altri pensionati, non si può accettare un destino così atroce. In questa zona non si può più vivere davvero. Troppi extracomunitari, troppa gente disposta a tutto solo per pochi centesimi. Non se ne può più. Ora io sono terrorizzata anche quando squilla il telefono o quando qualcuno suona al citofono di casa. Ho paura » .
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