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Cellino: «Folle pagare l’Irap quando si è in perdita Ma bisogna resistere, perché la ripresa arriverà»Le pmi in ginocchio. Un’impresa su 4 taglierà i dipendenti
TORINO 09/02/2010 - I piccoli imprenditori torinesi sono attendisti rispetto all’anda mento dell’economia nel primo trimestre 2010. Hanno la speranza, sostanzialmente obbligata, di intercettare la ripresa, ma anche la sensazione che questa non arriverà nella prima metà dell’an no, un termine troppo lontano per prevedere con precisione il reale andamento dei mercati, formulare previsioni precise, programmare l’attività oltre la cortina fumogena della recessione. È quanto emerge dall’i n d a gi n e congiunturale di Api Torino diffusa oggi dall’associazione delle Pmi. Qualche segnale di ripresa “psicologica” c’è: le previsioni per la prima parte del 2010 - si legge nell’indagine - mostrano un lieve miglioramento del livello di fiducia pur in presenza di un saldo ottimisti-pessimisti ancora fortemente negativo del -7,4%. Questo, tuttavia, si verifica solo per effetto di una consistente diminuzione dei pessimisti, in discesa dal 37,7% al 23,4%, che ha ampiamente compensato un nuovo calo degli ottimisti, passati dal 19,8% al 16%. «Siamo di fronte a una fase di attesa - spiega Luca Sanlorenzo, Responsabile dell’Ufficio Studi di Api Torino - in cui gli imprenditori ‘stanno alla finestra’ nella speranza di cogliere l’arrivo della ripresa, ma con la consapevolezza forse non accadrà in questo semestre». Il 46,3% delle imprese, infatti, stima che le attuali performance aziendali rimarranno pressochè stabili nel corso del primo semestre 2010. I prossimi mesi, secondo l’Ufficio Studi di Api, saranno decisivi per verificare se si assisterà a un effettivo irrobustimento delle attività produttive che al momento è piuttosto legato alla maggiore vivacità degli scambi internazionali, rispetto alla domanda interna, che è ancora marcatamente debole. Lo scenario più preoccupante viene delineato dalle previsioni dei livelli occupazionali. Il 27,4% delle imprese prevede un ulteriore ridimensionamento del personale, mentre solo il 4,5% del campione ha programmato nuove assunzioni. Abbastanza per spingere l’Api a denunciare che le energie dei piccoli imprenditori sono in fase di esaurimento e che il rischio di chiusura per molte aziende, in mancanza di ulteriori interventi antirecessivi, dopo 16 mesi di crisi ininterrotta diventi una dura realtà. A dirlo è il presidente dell’Api, Fabrizio Cellino: «La domanda che si pongono gli imprenditori - dice - è cosa fare nel 2010: continuiamo a investire per mantenere l’azienda in perdita o chiudiamo? Da qui nasce il nostro allarme - prosegue - cioè dal fatto che le scelte di questi imprenditori, in mancanza di una politica economica seria impostata sul tamponare all’emergenza, siano costretti a chiudere o fallire, licenziado i propri dipendenti». Secondo Cellino, «è impensabile che un’azienda che chiude l’an no in perdita debba pagare l’Irap » . Nonostante questo, il presidente dell’Api vuole essere ottimista: «Ai colleghi imprenditori dico che in questo momento la parola d’ordine è resistere. La ripresa arriverà». |